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Ripostiglio del "Diavolo"

 

dove possiamo trovare ciò che è stato diviso

» 1_Nota deontologica e la

» 2_Perchè un cane di Razza piuttosto di un meticcio?

» 3_La professionalità dell'Allevatore

» 4_Il destino e la passione di Allevare Golden e Labrador

» 5_La differenza fra Allevatore e Commerciante

» 6_Modello “psicoidraulico” della motivazione di Konrad Lorenz:

» 7_ La Diavoleria delle Displasia: Il Pensiero dell'Allevatore

» 8_ La Diavoleria della Displasia: Il tormento dell'Allevatore

» 9_ La Diavoleria delle Displasia: Analisi della problematica delle Patologie articolari

» 10_La Diavoleria della Displasia: Siamo sicuri della assolutamente condizione invalidante delle Patologie articolari?

» 11_La Diavoleria della Displasia: Punti di vista diversi nel vedere la sofferenza: A chi serve il controllo preventivo

» 12_La Diavoleria della Displasia: Una patologia figlia del benessere

» 13_La Diavoleria della Displasia: L’importanza delle conseguenze comportamentali dell’intervento chirurgico precoce

» 14_La Diavoleria della Displasia: La confusione dei metodi di indagine

» 15_La Diavoleria della Displasia: Un appello ai Veterinari

11_La Diavoleria della Displasia: Punti di vista diversi nel vedere la sofferenza: A chi serve il controllo preventivo



4) Punti di vista diversi nel vedere la  sofferenza:

     A chi serve il controllo preventivo



Per l’Allevatore, sì, che le lastre preventive precoci, a 6-7 mesi, possono avere un senso, ed essere molto utili per non perdere del tempo e spendere degli inutili soldi d’ investimento in un soggetto non idoneo ad una carriera riproduttiva, proprio perché permettono all’Allevatore di avere un’idea provvisoria, ma già probabilmente indicativa, che gli permetterà di cambiare obiettivo, e di cedere il soggetto, non perfetto per l’uso in riproduzione, a qualcuno che non ha alcuna finalità di riproduzione ma intende avere solamente un cane come compagno di famiglia e destinato alla compagnia e all’affezione.

La negazione che un intervento non possa portare dei benefici, soprattutto, nella pulizia dei gomiti, e, soprattutto, in certi casi specifici, (fermo restando comunque la problematica comportamentale e quindi la necessità di una seria valutazione del momento ideale per decidere il momento giusto dell’eventuale intervento non solo sulla riflessione da un punto di vista solo ortopedico ma anche, magari, da quello comportamentale), non può essere assoluta, ma neppure l’affermazione che un’intervento chirurgico sia del tutto risolutivo è affermabile senza riserve, e quindi è consigliabile riflettere bene sulla scelta giusta da intraprendere, considerando magari anche che forse l’intervento risulta probabilmente più indicato ad aiutare quelle razze di mole e peso molto consistente oppure che la Selezione ha spinto verso un lavoro molto pesante per le articolazioni, ma non certo per un Golden o un Labrador Retriever.


Il risveglio della Natura non è mai così limpido...ma ha una forza dirrompente


Già solamente questa questione della incertezza della diagnosi e, soprattutto dell’esito dell’intervento, se fosse il mio cane, mi farebbe riflettere con maggiore ponderatezza e giusta valutazione dei pro e dei contro per il benessere del cane.

Se il peggioramento è solamente ipotetico e fondato non tanto su di un dato reale ma solamente dedotto da una logica scientifica, e il risultato dell’intervento è del tutto, anch’esso, viziato da un grado più o meno alto di probabilità di successo, oppure no, mi porrei un serio dubbio sulla vera necessità, o meno, di un intervento chirurgico mirante a prospettare un miglioramento della vita del cane, soprattutto se questa prospettiva viene proposta in modo pressante e urgente, perché si rischia che l’urgenza si trasformi, invece, solamente in frettolosità.


L’intervento è una “de-cisione” che ci separa dalla possibilità di un ritorno sui nostri passi o sulle nostre riflessioni e quanto è stato fatto rimane inesorabile, e ci si dovrebbe, invece, citando il pensiero di John Hunter, avvicinare a questa “forma” della cura, che è decisamente l’ultimo capitolo delle scelte possibili, con vera riluttanza.


Il fatto che, oggi, esistano gli strumenti e la capacità per un’intervento chirurgico mirato a correggere, eliminare, e, addirittura, prevenire la probabile insorgenza della patologia non significa che questo intervento “s’abbia da fare”  assolutamente, ne che sia indispensabile e tantomeno necessario.


Il controllo Radiografico delle anche e dei gomiti nasce come Metodo diagnostico per valutare la perfezione delle articolazioni dell’anteriore e del posteriore al fine di un miglioramento della salute genetica del cane da un punto di vista della riproduzione, ovvero è nato come strumento di valutazione che doveva aiutare ad escludere, con ragionevolezza, i soggetti peggiori dalla riproduzione, concentrandosi solamente sui soggetti migliori da questo punto di vista.


La possibilità di sfruttare questo sistema, nato e progettato con finalità precise, in un contesto diverso, ovvero quello della cura, cercando d’individuare “precocemente” i soggetti “sospetti” o affetti, in forma più o meno severa, da tale patologia al fine di sottoporre il soggetto colpito ad un intervento riparatore, non ha nulla a che fare con una necessità reale.


Pearl Russia Uliana...una vera forza della natura...con il ciuffo da Guerra


E’ semplicemente tipico dell’essere umano, quando una metodologia diagnostica non produce risultati, in un contesto reale, di cambiare il contesto anzichè la metodologia, ma concettualmente è una pazzia, perché cosi facendo il risultato non cambia e, anzi, continuerà a produrre sempre lo stesso fallimento!!!

Si finisce, pericolosamente, per distorcere la realtà per volerla vestire di un abito che non le è adatto, piuttosto che cambiare le regole del metodo, cercando di trovare un’adattabilità strategica della ricerca, più consona al fenomeno reale e alle conseguenze da questo prodotte.


L’Allevatore, oggi, ha un giusto motivo per essere molto arrabbiato e allo stesso tempo deluso davanti alla sua totale impotenza diffronte a questa problematica delle Patologie Articolari, dove esiste il preconcetto che un Golden o un Labrador siano due Razze assolutamente da verificare con uno screening radiografico precoce, argomentazione sollecitata, di routine, anche da una aggiuntiva propaganda di alternative assolutamente pessimistiche, dove, questi controlli, se non venissero eseguite a tempo, ovvero, appunto,  precocemente,  si condannerebbe, con “assoluta certezza” e senza alcun dubbio, il povero cucciolo ad una vita futura disgraziata, soprattutto, se non si ricorre immediatamente all’intervento chirurgico, affermazione, questa, tutta da verificare nel suo corrispondere alla realtà.


Sì...sono molto arrabiato!!!


Chi acquista un cucciolo, oggi, deve essere informato in modo talmente esplicito e chiaro, su tutto questo scenario triste e sconfortato, che l’Allevatore sembra affetto da paranoia, nel suo ridurre il contratto di vendita alla elementare, ma “chiara ed esplicita”, dichiarazione della conoscenza della Esenzione Ufficiali delle Patologie Ereditarie dei Genitori-Riproduttori e della conoscenza che tale condizione non garantisce affatto, nel cucciolo, che egli sia escluso dal rischio di maturare tali Patologie essendo le stesse delle Patologie dello Sviluppo e specificando, altrettanto chiaramente, che si cede il cucciolo, non per la finalità riproduttiva, ma solamente quale animale da compagnia e d’affezione.


Perché tutta questa, “preoccupazione”, e tutta questa fretta interventistica, che facilmente conquista toni polemici, sulla questione delle Displasie?


Chi è riuscito a condizionare intellettualmente il giovane mondo scientifico, nel cercare di essere “all’avanguardia” a tutti i costi, che non vede altro che la chirurgia come soluzione, non “estrema”, ma, di routine?


Nessuno si preoccupa più di tanto, ad esempio, che alcune Razze, più “sfortunate”, muoiono a 5-6 anni solamente per l’eccesso, ottenuto attraverso la Selezione, della loro mole, oppure quei disgraziati iper-brachicefali di cani che sono perennemente a rischio d’asfissia, oppure quelle Razze nate per vivere al gelo e che sono costrette a vivere nelle nostre case surriscaldate, a quei cani nati per correre che svolgeranno una vita da prigionieri del guinzaglio e moriranno dopo una squallida vita “a catena” del proprio proprietario, o a quei cani iperselezionati per la loro aggressività che fanno una vita da perenni “arrabbiati”, maltrattati da chi cerca di trattenerne le continue esuberanze, e, ancora, a chi frega di tutti quei cani “grassi” che vivono in città con rassegnazione trasformandosi, per metamorfosi, in simbionti del proprio proprietario, e a chi frega di aver trasformato un’animale predatore e gregario in un onnivoro che soffre di allergie di ogni genere e che continuiamo a ingozzare con mangimi confezionati artificialmente ottenute dallo scarto che resta della catena alimentare già depauperata dall’uomo, e dagli animali da reddito, e che vengono venduti ad un prezzo da capogiro solo per dare al proprietario la sensazione di offrire il meglio che c’è sul mercato, potendo questi così, con la massima tranquillità e serenità, chiudere gli occhi davanti alla consapevole impressione che, tutt’al più, sia il meglio del peggio, ma almeno non deve occuparsi, direttamente, della alimentazione “anche” del cane.

Chi si pone la domanda se la vita di un cane potrebbe migliorare con un metabolismo ideale oppure con un apparato scheletrico più funzionale al movimento.

Non vi siete mai chiesto quanti passi in più deve fare un cane, nella sua vita, in relazione alla taglia, alla lunghezza dei raggi ossei e della maggiore fatica sostenuta per una più o meno particolare conformazione e inclinazione del suo bacino, della sua colonna vertebrale e/o della lunghezza del suo collo?


Un femore più lungo o più corto o, semplicemente, più o meno angolato, può far vivere una vita con maggiore o minore fatica e sofferenza fisica di una displasia dell’anca o del gomito.


Eppure nessuno, grazie a Dio, ancora, pensa di fare un’intervento chirurgico per raddrizzare la linea dorsale o l’inclinazione del bacino o la lunghezza del femore o della tibia di un Pastore Tedesco o di un Levriere.


Ma la “follia” umana della “ragione di ghiaccio” è senza limiti e senza freni, e tutto, prima o poi, può diventare possibile, basta che il profitto, e non banalmente solamente economico, trovi la giusta maschera con cui travestirsi per poter essere venduto come necessario al nostro benessere.


Fior d'Acqua Strenght, per gli amici Max...a me è toccato il "nero"

e non potete neppure immaginare che "vitaccia" d'estate,

per fortuna che la Natura mi ha "compensato" con una bella e grande lingua


Tutte le condizioni “specializzate”, che sono considerate della massima normalità, anzi, addirittura, considerate, e giustamente, di pregio, ovvero esprimenti la caratteristica più Tipica della Razza, il loro Pregio “relativo”, appunto, dovrebbero o almeno potrebbero, teoricamente, rappresentare delle cause reali per far “soffrire” un Cane, di una determinata razza, più di un altro. Tutte queste specializzazioni nascono comunque dalla conformazione naturale della struttura motoria, dalla sua possibilità di variazione, ma, volendo, potrebbero essere criticate come intervento arbitrario umano nei programmi della Natura, ed essere considerate come uno stravolgimento operato attraverso la Selezione, orientata in quella particolare direzione specifica, dall’uomo, in ragione ad una funzione da assolvere, decisa sempre dall’uomo, e che si potrebbe tranquillamente non considerare poi tanto normale quanto si pensa e si dà, banalmente, per scontato, per cui se ne potrebbe anche fare a meno, e si potrebbero allevare semplicemente dei bei mesomorfi, normolinei e normosplancnici.


Tutte queste condizioni “specializzate”, fisiologicamente considerate normali e tipiche, se analizzate solamente da un punto di vista intellettuale e con la mera logica meccanica e in modo distaccato dalla realtà e solamente per dar retta alla logica dei principi teorici, per cui, un cane “normale”, potrebbe teoricamente “soffrire” più di un altro, altrettanto “normale”, solamente per uno svantaggio fornitogli dalla madre natura, porterebbero a pensare che non si dovrebbero più Selezionare quei caratteri “specializzati” che fanno Tipica una Razza, e che per quanto, appartengono alla cultura e alla storia dell’uomo, in ragione ad esigenze della vita quotidiana, che hanno forgiato e creato l’odierno modo di essere delle Razze Canine e del specifico rapporto che riusciamo ad instaurare con loro, risultano comunque del tutto arbitrarie rispetto la naturale evoluzione morfologica alla stato selvaggio, inteso come stato di Natura, o naturale.


Ma rimane comunque una questione relativa perché nell’evoluzione non si può di certo pensare di escludere l’Ambiente, cosi poco “naturale”, dell’uomo e non considerare il suo influsso come appartenente anch’esso alla condizione naturale delle cose e della realtà.

Ovvero anche l’apparire così antinaturale, dell’uomo, in verità, fa parte della evoluzione naturale delle cose, che ci piaccia o no.


Ma, se neghiamo la “specializzazione” nel cane, dove finirebbe tutta la nostra cultura cinofila, e con essa, anche tutta la variabilità delle razze canine che oggi sono più di 400?


Ritorneremo al mito del buon selvaggio che nel cane si tradurrebbe del buon meticcio.


Ritorneremo al “mito” dell’operato “normale” della Natura, del “buon selvaggio”, dove impera il meticciamento del tutto casuale dei caratteri in relazione alla naturale legge della sopravvivenza in un determinato orizzonte ambientale e dove l’intervento dell’uomo sarebbe di interesse solamente traversale e del tutto casuale.


Ora, mi chiedo, perchè la sofferenza “per eccellenza” è diventata quella connessa alla imperfezione articolare, con un grado più o meno alto della patologia!!!





 
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