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" Incipit Vita Nova"

 

Tutto quello che avreste voluto sapere sul cane e non avete mai osato chiedere

» 1 _Quando portare a casa il cucciolo?

» 2 _Il trasporto e l’ipotesi del primo impatto

» 3 _Come fare con la macchina?

» 4 _IL cibo…quanto, quando, come?

» 5 _Come fare per i suoi bisognini?

» 6 _Il cucciolo può uscire?

» 7 _Devo andare a lavorare…come faccio con il cucciolo?

» 8 _Il collare e il guinzaglio sono proprio necessari?

» 9 _Da dove e come iniziare: Della forza e dell’Amore

» 10_Il gioco…quanto, come e perché?

» 11_Educazione? Serve punire il cucciolo? Serve premiare il cucciolo?

» 12_Quante coccole? Il cucciolo mi ringhia…perché e cosa fare? Perchè reagisce ai miei rimproveri?

» Versione completa

» Note: Associazioni indesiderate

9 _Da dove e come iniziare: Della forza e dell’Amore

9_Da dove e come iniziare: “Della Forza e dell’Amore”

 

Il principio dell’imprinting, in linea di massima, vale per quasi tutti i primi impatti con nuove tipologie di esperienze per cui la prima impressione ha un grande valore pregiudiziale sulle future esperienze analoghe, ma le esperienze vissute nella particolare Fase Sensibile dell’Imprinting, tra la 4° e la 7°settimana, ovvero tra il 22° e il 49°giorno, sono certamente di carattere più forte e fissate in forma indelebile e determinanti per la costruzione dell’immagine del mondo specie-specifico.

In questo periodo il cucciolo è ancora in Allevamento e quindi con una grande importanza della qualità e della competenza dell’Allevatore, che certamente è una della condizioni che determineranno la differenza nella costruzione della personalità futura e dell’equilibrio delle risposte comportamentali del cucciolo nella sua futura capacità di inserimento nella comunità umana.

Vale quindi la pena iniziare bene per essere già a metà della strada…giusta!

Essere preparati all’arrivo del cucciolo è certamente vantaggioso perché permette di far in modo che le prime esperienze abbiano un valore  positivo e siano adeguate ed utili al suo futuro sviluppo nel nuovo Ambiente umano.

Quindi è bene riflettete, in modo molto oggettivo e realistico, sulla qualità e lo stile della vostra vita e sull’ambiente che potete e/o volete offrire al vostro futuro cane perché è meglio partire da poco e da cose semplici per poi poter migliorare le offerte successive, producendo un arricchimento qualitativo della vita del cucciolo, piuttosto di bruciare le tappe, ed esagerare nelle elargizioni, offrendo il massimo possibile tutto all’inizio, per poi dover essere costretti a togliere ciò che si era concesso in precedenza, troppo frettolosamente e ingenuamente, animati da tanto entusiasmo e buone intenzioni.

Perché questo ritornare sui propri passi, riducendo la libertà e i privilegi già elargiti e memorizzati , e nel suo piccolo, spesso anche conquistati con fatica e coraggio nel vincere la paura di una situazione ambientale sconosciuta, avvilisce il cucciolo e produce un’esperienza di stress da privazione e di punizione ingiustificata che ferirà la fiducia dello stesso nei confronti del vostro comportamento sociale e della vostra capacità gestionale.

Un punto di fondamentale importanza con il cucciolo è quello della coerenza e della continuità dei rapporti ed è in tal senso che non bisogna esagerare nell’entusiasmo iniziale, del tutto comprensibile, per poi arrivare in fretta ad una totale dimenticanza di frequentazione e di considerazione.

Il cane desidera far parte integrante della vostra famiglia anche dopo che avrete perso l’entusiasmo iniziale e l’interesse per la novità, e non si potrà metterlo semplicemente da parte, senza nessun problema, isolandolo in una spazio accessorio e/o di servizio della casa, perchè il cane cercherà, con tutte le sue forze, di diventare parte del vostro nucleo famigliare e con esso cercherà, in tutti i modi possibili, d’interagire attivamente.

Il cucciolo ha bisogno della vostra attenzione e della vostra disponibilità per crescere in modo equilibrato e adeguatamente sereno nel nuovo mondo umano.

E, se saprete rispondere correttamente alle sue necessità, riuscirete ad avere un compagno di vita straordinario con cui fare praticamente qualunque cosa senza mai riuscire a smettere di stupirvi delle sue capacità di interagire con voi, la vostra famiglia e il mondo umano.

Non bisogna esagerare nella quantità e impetuosità verbale e nella iperdinamica delle proposte e degli stimoli, lasciando al cucciolo il tempo di “metabolizzare” gli eventi e di poter godere delle necessarie pause di riposo fisico e psicologico che lo dispongono ad un modo di conoscere più piacevole e ricettivo.

L’eccesso di proposte, l’eccesso di eccitazione, come l’eccesso di aspettative conducono facilmente ad un intasamento e ad un ingorgo del sistema di apprendimento e portano facilmente a frustrazioni e stress e/o alla instabilità emotiva.

Inoltre, questa confusione generale dà, al cucciolo, l’impressione della incapacità gestionale del proprietario che svilisce il suo ruolo di Genitore-Guida e l’immagine di soggetto Alfa, equilibrato e sicuro di sé, in cui poter riporre tutta la fiducia necessaria, al cucciolo apprendista, per affrontare le sfide della sua nuova vita in un ambiente ancora del tutto sconosciuto e con regole tipicamente umane.

Ora è molto importante che il genitore riesca a conquistare l’attenzione e la fiducia del cucciolo attraverso il gioco e la giusta impostazione di quei esercizi di routine quotidiana che sono, l’uscita al guinzaglio, la consegna del pasto, il non saltare addosso,  il richiamo e l’affrontare le sfide della complessità della vita metropolitana.

(vedi Addestramento di Formazione (Clicca qui)

e di Relazione(Clicca qui)

Il cucciolo è ora particolarmente aperto e disponibile ad imparare ad essere “guidato” dal suo nuovo compagno di vita, adulto ed esperto.

Per prima cosa il nuovo Genitore-umano, deve imparare a comunicare con il cucciolo nella forma e in un linguaggio che gli sia comprensibile.

E’ importante che il cucciolo comprenda il nostro linguaggio, prima quello paraverbale, espresso con la mimica del nostro corpo e le nostre varie espressioni facciali e comportamentali, e, poi, per associazione, quello verbale, in modo tale da ottenere da lui le risposte desiderate.

Ricordatevi che il piccolo canide ci vede come conspecifici e legge il nostro comportamento e il nostro linguaggio, e tutto quello che con questi crediamo di voler esprimere, ed è molto importante che teniamo sempre presente che lo fa in modo specie-specifico, ovvero come fossimo canidi anche noi umani.

Questa conoscenza dell’Alterità del cane deve avvenire a livello esistenziale e dobbiamo tenerne sempre conto, anche intellettualmente, quando ci rivolgiamo a lui,  solo in tal modo riconosciamo davvero il diritto biologico del cane di avere una sua natura, appunto specie-specifica, che dobbiamo capire e rispettare, se vogliamo una convivenza con lui felice e normale, e con la quale dobbiamo cercare d’interagire in modo adeguato, chiaro, flessibile ed intelligente per arrivare ad un dialogo possibile e, soprattutto, prevedibile.

Un dialogo che è tutto nelle nostre mani perché il cane è completamente aperto e disponibile con tutto il suo essere ad imparare da noi e dal nostro ambiente e in cui solo noi possiamo fargli da Esperta Guida Referenziata, come suo Partner Sociale di Riferimento!!!

Un dialogo vero che ci permetterà di essere compresi e ad avere una risposta adeguata e precisa alle nostre interrogazioni rivolte al cane nel tentativo di ottenere, da lui, un comportamento in armonia con il nostro vivere e con le nostre esigenze di vita, di gioco e di lavoro, e riuscire a creare quella fiducia reciproca necessaria ad un vero rapporto sociale con la possibilità di relazionarsi in modo univoco per entrambi e riuscire ad interpretare ruoli riconosciuti, a formare ranghi di gerarchia automatici, legati alla nostra personalità e al modo in cui  questa si posiziona rispetto al Gruppo intero.

Per prima cosa dobbiamo sintonizzare il nostro pensiero, il nostro modo di reagire, la nostra sensibilità, sia fisica che psichica, sulla “frequenza canina” giusta, quella normale e naturale del nostro cucciolo, e comprendere che qualsiasi comportamento ha una logica comprensibile, e che non esiste morale nel comportamento canino ma solo adeguamento al principio naturale della sopravvivenza, non visto banalmente e letteralmente come principio del più forte e più adattato alle condizioni ambientali più o meno“naturali”e/o“selvagge”, ma come aspirazione ad emergere sempre di più nella scala dei valori sociali riconosciuti come un vantaggio, che il partecipare ad un Gruppo offre, rispetto alla possibilità di successo che ha il singolo animale nella sua solitudine.

Quindi iniziamo da un aspetto assolutamente fondamentale (vedi diversità/alterità delle forme di apprendimento tra uomo e cane, tra un primato della cultura o dell’istinto), ovvero che il cane interagisce con i propri simili in un modo decisamente più fisico di quello che siamo abituati noi umani, almeno gli adulti (vedi fisicità nel cane), perché i bambini, nella prepubertà e nella prima adolescenza, sono decisamente più fisici ed esplorativo anche a livello tattile e il loro gioco è più di contatto ed è solo con l’inibizione morale che inizia il pudore e il timore della promiscuità del contatto fisico che ci allontana l’uno dall’altro e, persino, a volte, anche da noi stessi.

Dobbiamo infrangere le nostre inibizioni al contatto fisico e imparare a comunicare con le nostre mani e usarle come fossero analoghe alla bocca del cucciolo.

Il cucciolo tende a prendere in bocca tutto per conoscere le reazioni dell’ambiente e infine conoscerne le regole che lo governano. 

Nei nostri confronti il cucciolo usa, nel gioco, la bocca nello stesso modo in cui la userebbe con i fratellini e i genitori, come se anche noi facessimo parte del mondo canino e non sa che il nostro modo di percepire è diverso dal suo e in alcuni casi, come quello della fisicità e della conseguente percezione tattile, molto più delicata e sensibile e con una soglia del dolore molto inferiore e sensibile a quella dei cani che sono in possesso di una pelle molto più resistente, dura e protetta da una spessa e folta pelliccia.

Dobbiamo essere noi a rispondere in modo adeguato a fargli capire che la nostra soglia del dolore è più sensibile e inibire il suo modo di giocare con la bocca “da cane”, orientato a conoscere i nostri limiti in base alle nostre risposte alle sua azioni provocatorie espressa in modo del tutto canino.

Dobbiamo comportarci come un fratellino quando, nel gioco, l’antagonista gli fa male, ovvero, smettere di giocare, perché il gioco si è spinto troppo oltre e non viene più riconosciuto come tale, e se questo tipo di comportamento non sortisce a calmare l’eccitazione dell’altro reagire con una minaccia, esibendo un comportamento aggressivo ritualizzato, che se ben espresso non richiede neppure la sua reale dimostrazione.

Questa risposta si chiama inibizione al morso ed è bene esibirla con chiarezza e determinazione fin dai primi nostri rapporti ludici.

Dobbiamo esprimerci più fisicamente, con le mani, in tutte quelle valenze che si possono adottare nel gioco fra cani,…”mordendo”e stringendo, metaforicamente, più o meno delicatamente, il muso del cucciolo, la sua gola, la schiena e anche le zampe, la coda e le sensibili orecchie, appunto, come farebbe un fratellino durante il gioco, ritualizzando.

In questo modo di giocare, più fisico, ma , facciamogli anche conoscere la nostra superiorità fisica senza però, ovviamente, superare i limiti di sopportazione del cucciolo, che lo porterebbero a fermare il gioco, perchè ha perso la sua dimensione ludica, oppure, addirittura, reagendo in modo avversativo ed aggressivo per risposta al nostro “ a-sociale” eccesso… appunto, tale e quale, dovremmo fare noi se il cucciolo inizia, giocando, a mordere in modo eccessivo quando è preso dal coinvolgimento dell’azione di gioco.

Dobbiamo accarezzare in nostro cucciolo, ma non come fosse di cristallo, ma piuttosto come fosse un corpo da plasmare, ovvero, dobbiamo “manipolare”, per così dire e per rendere meglio l’idea, il nostro cucciolo in modo energico e caloroso affinchè le nostre carezze, e il nostro contatto, da semplicemente psicologico-affettivo, diventi un qualcosa di fisico e di reale, di sentito con il cuore , e dove nell’azione, venga trasmessa anche tutta l’emotività e l’energia della sicurezza e della forza della nostra personalità, ovvero, quella di un Genitore-Guida e di un Leader vero, come quello che tutti vorrebbero avere al loro fianco in caso di necessità.
Il contatto fisico ha la stessa valenza e significato che può avere, per noi umani, una bella e sincera stretta di mano!!!...a chi non da fastidio quella stretta di mano da “pesce morto” o da “mollusco viscido e molliccio…senza nervo, senza sostanza ne consistenza?

Nessuno vorrebbe al suo fianco, e tantomeno un cucciolo, apprendista politico, in caso di necessità, un “pappamolla”, ma tutti preferirebbero un forte, impavido,sicuro e coraggioso “Capo”, sempre in prima linea e capace di condurci e di proteggerci gettandosi personalmente nella mischia, se fosse necessario.

 

Il cucciolo deve sentire tutta la vostra emotività e il vostro calore e la vostra disponibilità al contatto fisico, ma, neppure, bisogna sovrastare il cucciolo con un peso eccessivo di pretese.

La forza psichica entrerà in gioco più avanti quando il gioco della vita diventerà più competitivo e si mischieranno sfide di temperamento e prove di tempra nelle sue caratteristiche essenziali.

Il gioco della vita aiuta il cucciolo dapprima a conoscere le regole e le forme del gioco e le sue modalità emotive, e tutte le ritualizzazioni ad essere collegate, ma diventerà, in relazione alle varie fasi della sua crescita, anche un termine di confronto e di verifica delle difficoltà stesse del gioco e dell’abilità nella capacità del giovane cane di affrontarle con coraggio e audacia, in relazione alle singole personalità, secondo un naturale ed istintivo  sviluppo dell’ordinamento sociale del Gruppo-Branco.

Sarebbe di discreta importanza, in questo modo di giocare, e a questo punto dei rapporti, che il Genitore-Guida umano, ogni tanto, e in modo del tutto naturale e senza farlo diventare un sopruso, riuscisse a mettere alla prova il cucciolo, analogamente a quello che succede nel gioco, in natura, con il Genitore Maschio adulto.

Ovvero che l’esuberanza dell’adulto, e nel vostro caso di voi come Sostituto - Genitore, improvvisamente, come se il tutto nascesse e dipendesse dalla naturale evoluzione del gioco, con maggiori eccessi, tipico dei maschi adulti, a sovrastare la capacità emotiva e psichica del cucciolo affinchè  la vostra esuberanza e fisicità nel gioco, lo sconcerti e lo inibisca a tal punto da arrendersi al vostro impeto esibendo un adeguato e opportuno rituale di sottomissione.

Però è altrettanto importante che voi, come Genitore-umano, immediatamente rispondiate  al suo comportamento di sottomissione, correttamente, e in modo appropriato, senza superare la sua capacità di sopportazione emotiva, fermandovi immediatamente per ritornare, se necessario, ad un invito al gioco, e alla sua partecipazione,  con un comportamento più tranquillo e incoraggiante, senza soffermarvi troppo sul suo comportamento di sottomissione appena esibito, sia per non appesantire inutilmente la situazione emotiva in modo ulteriore, e sia per non premiare eccessivamente la sottomissione rischiando, alla lunga, di farla diventare una strategia per ottenere considerazione in modo mendicatorio.

Dovrete, insomma, ogni tanto, in relazione alle varie fasi della crescita del cucciolo, rivendicare, in modo equilibrato e in relazione alla maturità della personalità canina del vostro cucciolo, il riconoscimento della vostra superiorità, di “Genitore-Leader”, senza farlo pesare troppo a livello psicologico e non compromettere la fiducia del cucciolo nel vostro Ruolo Sociale di “giusto” Leader capace di rispettare chi lo accetta nel suo ruolo di superiore in grado gerarchico.

 (vedi: tolleranza e rispetto del sottomesso e della sua incolumità)

Il cucciolo che prima, all’interno della cucciolata, in Allevamento, e poi nell’introduzione nel nostro nuovo Ambiente umano, non abbia mai sperimentato la sottomissione e non ha mai avuto modo di fare esperienza nei vari ruoli la ritualizzazione ad essa collegata, o per carenze ambientali, nel caso di sogetti unici nati, o perché, il cucciolo, è sempre riuscito a spuntarla, prima con i fratellini più piccoli, e poi con un proprietario troppo sensibile, tollerante all’eccesso e pieno d’incertezza, oppure che non ha dato il giusto peso all’aggressività del cucciolo, giustificandola come momentaneamente legata alla innocenza della giovane età, può diventare un cane adulto molto intollerante e ribelle, e che, di solito, diventa, frequentemente, anche un soggetto prepotente e facilmente incline all’aggressività sia per incapacità e insicurezza relazionale che per un eccesso di dominanza incontrastata e consolidata con l’esperienza. Insomma un, molto probabile, individuo problematico in quanto, altrettanto molto probabilmente, questo genere di personalità è molto difficile da correggere per la determinazione con cui il cane manifesta un’aggressività da intolleranza gerarchica che porta, alla fine, quasi inevitabilmente, alla conflittualità più estrema espressa con tutti i mezzi e armi possibili (minacce e morsi mimici che possono diventare anche molto reali ) e spesso con la necessità di un confronto violento e con grande e problematica valenza coercitiva. .

Il cucciolo, d’altronde, pian piano, ma inesorabilmente, sta crescendo e cerca il suo posto nella società che trova e ha un bisogno naturale e istintivo di sentirsi sicuro del suo ruolo sociale e del suo Rango Gerarchico, e, soprattutto, ha la reale necessità di sapere che voi restate sempre il Leader indiscusso e impavido, davanti a qualsiasi tipo di sua provocazione, alla quale dovreste saper  rispondere sempre con giusta determinazione, equilibrio e rispetto sociale.

Questo è quanto il cucciolo si aspetto, in modo del tutto naturale, da voi!!!

Anche se si tratta di un adorabile Golden o di un equilibratissimo Labrador.

Il fatto che in queste razze questi comportamenti non vengano espressi in modo particolarmente impositivo, più facili da inibire e da tenere sotto controllo, non vuol dire che non avvenga ugualmente un loro decorso naturale e spontaneo che anche se espresso con meno evidenza ed eccessi richiede comunque un giusto, adeguato ed equilibrato comportamento di risposta sociale al cucciolo, o giovane cane, da parte del Partner Adulto umano di Riferimento, se si vuole dare un giusto orientamento alla maturazione sociale del cucciolo, e per evitare, nella troppo facile sottovalutazione data a questo genere di comportamenti a causa della particolare socievolezza della razza, un involontario rinforzo di queste espressioni “indesiderate” ma ancora “in nascere”, e del tutto normali e naturali, dove emerge, magari anche, inizialmente, solamente timidamente, lo spirito di competizione nei ruoli sociali, e stimolarne, nella trascuratezza, la maturazione eccessiva fino al punto in cui può diventare una situazione fastidiosa e inadeguata che facilmente tende a espandersi e incrementarsi, rafforzandosi sempre di più, a tutta una serie di espressioni comportamentali collaterali estremamente negative.

Questi comportamenti vanno interpretati correttamente e il più precocemente possibile, senza eccessi e in relazione al carattere e alla personalità del cucciolo in formazione e anche nel rispetto del futuro compito e/o lavoro per cui il cane sarà destinato, e necessitano di una risposta equilibrata e adeguata agli obiettivi che si vogliono raggiungere nella costruzione della personalità finale del cane adulto e delle attitudini che si vogliono sviluppare e maturare.

In questo tipo di etica comportamentale e nel controllo preventivo dei tentativi di verifica sociale, del tutto naturali e spontanei, da parte del cane, si evitano praticamente quasi ogni tipo di conflittualità ancora prima che questa diventi critica sul serio!!!!...evitando il problema di dover arrivare, in futuro, a forme di controllo e/o di conflittualità di tipo coercitivo.

 

Il cucciolo è un pochino, per fare una analogia, da prendere con le pinze, ma, abbastanza azzeccata in molti suoi risvolti, come una giovane Leva dell’Esercito che vuole diventare un bravo soldato e se possibile, e le sue attitudini glielo permetteranno, arrivare anche a fare “carriera” e diventare magari Generale o Colonnello, passando attraverso i vari gradi gerarchici e imparando i vantaggi e i limiti di ogni ruolo di questa scala di potere gerarchico per riuscire a gestirli in base alle possibilità offerte in un Ambiente particolare, molto chiaro, trasparente e ben definito nelle regole interne, in cui contano ancora valori quali lealtà, sincerità, onore, rispetto della gerarchia e disponibilità ad eseguire gli ordini, e dove esiste la coerenza e un cameratismo incondizionato.

Stà a noi creare l’ambiente giusto e stabilire i vari ruoli affinchè la nostra vita con il cane trovi il suo giusto equilibrio e felicità.

 

Continua Capitolo: 10_ Il gioco…quanto, come e perché? (Clicca Qui)


 
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