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" Incipit Vita Nova"

 

Tutto quello che avreste voluto sapere sul cane e non avete mai osato chiedere

» 1 _Quando portare a casa il cucciolo?

» 2 _Il trasporto e l’ipotesi del primo impatto

» 3 _Come fare con la macchina?

» 4 _IL cibo…quanto, quando, come?

» 5 _Come fare per i suoi bisognini?

» 6 _Il cucciolo può uscire?

» 7 _Devo andare a lavorare…come faccio con il cucciolo?

» 8 _Il collare e il guinzaglio sono proprio necessari?

» 9 _Da dove e come iniziare: Della forza e dell’Amore

» 10_Il gioco…quanto, come e perché?

» 11_Educazione? Serve punire il cucciolo? Serve premiare il cucciolo?

» 12_Quante coccole? Il cucciolo mi ringhia…perché e cosa fare? Perchè reagisce ai miei rimproveri?

» Versione completa

» Note: Associazioni indesiderate

4 _IL cibo…quanto, quando, come?

4_IL cibo…quanto, quando, come?

 

 (Vedi : Alimentazione Retriever)

Il “pasto quotidiano” è un’occasione che ci permette di unire l’utile al dilettevole in quanto è un evento necessario a cui siamo legati inevitabilmente, nel cucciolo fino a 5 mesi, 3 volte al giorno e per il giovane cane, da 6 mesi in poi, 2 volte al giorno.

 

Il momento del “pasto” è sempre un momento speciale, particolarmente piacevole e di grandi implicazioni  sociali, normalmente molto trascurato come tale e più che altro vissuto banalmente come un semplice dovere del proprietario nei confronti delle necessità fisiologiche del cucciolo.

Invece questo è un momento dove possiamo impostare una notevole quantità di presupposti utili in futuro alla nostra relazione con il cane adulto.

Il “pasto” è per il cane un momento importante e le associazioni vissute in relazione ad esso possono essere molto significative e divenire associazioni molto forti e con caratteristiche molto fissate da un punto di vista delle relazioni sociali tra proprietario e cane.

Il “pasto” è desiderio “primario” e la motivazione alimentare di questa occasione può produrre forti esperienze positive o negative per il nostro rapporto di Gruppo.

Sarà il proprietario, come Genitore-Leader, a consegnare la ciotola con il cibo, oppure, comunque, in sua assenza, sarà qualcuno del Gruppo famigliare a farlo, e non potrà certo decidere il cane quando, quanto e come prendere il cibo …come farebbe in natura attraverso la predazione, il furto e la raccolta e, infine, con la mendicazione.

Quindi, già nella consegna del cibo, il proprietario può, semplicemente, nello svolgimento di una routine quotidiana ineluttabile, esercitare un Ruolo Sociale Speciale, ovvero quello di colui che concede il diritto e genera le regole della commensalità in armonia con il suo ruolo di Genitore-Leader.

Nella consegna del “pasto” il Genitore può approfittare, senza particolare fatica e semplicemente con un po’ di premeditazione e concentrazione, di questa circostanza, molto importante per il cane non solo dal punto di vista alimentare ma anche e specialmente, appunto, “sociale”, per chiedere al cucciolo delle “condizioni” comportamentali per poter accedere al cibo.

“Condizioni” che richiedano contemporaneamente una presupposta accettazione del ruolo principale del Genitore, attraverso l’esibizione di un Rituale di Sottomissione codificato secondo una prassi utile alla convivenza futura, e alla definizione del Ruolo Gerarchico dominante del Partner umano, alla tolleranza e a tutti quei scopi finalizzati ad un tornaconto a profitto di un adeguato ed opportuno rapporto con l’umano.

 

Il Leader-Genitore può richiedere a diritto e in forma naturale del tutto riconosciuta:

 

_ l’Attenzione del cucciolo

_il controllo della sua esuberanza comportamentale e, in particolare, il non “saltare addosso”

_l’esibizione di una postura particolare d’attesa alla consegna della ciottola (la “piazzata” o il “seduto”)

_la gestione e il controllo dell’attesa

_la tolleranza di essere manipolato durante il pasto

 

 

Descrizione della situazione in sintesi ( per un approfondimento vedi:  Esercizi di Formazione):

 

La consegna del cibo può diventare un “rito” se organizziamo bene la sua forma.

Il segreto è la tempistica e la nostra capacità di “attirare” e “frenare” l’interesse del cucciolo verso la ciotola che teniamo in mano , fin tanto che la sua posizione finale di “stasi d’attesa” sarà la posizione di “piazzata” o di “seduto”, diffronte a noi, in paziente attesa della nostra disponibilità a concedere l’effettivo accesso alla ciotola, che deve avvenire solamente dopo un periodo, inizialmente abbastanza veloce, di attenzione, per poi diventare un vero e proprio “tira e molla”, a mò di provocazione, tra il nostro invito a collaborare e il comportamento del cucciolo.

Il cucciolo deve conservare la posizione richiesta fin tanto che l’accesso negato alla ciotola non viene liberato dal nostro consenso, pena il ritiro, fuori dalla portata del cucciolo, della ciotola come se fosse una nostra proprietà il cui accesso è concesso solo in cambio di una certo rispetto delle regole da noi stabilite.

Il cucciolo deve adattarsi alle nostre regole del gioco riconoscendo così anche implicitamente la nostra autorità.

Il gioco ha come logica conseguenza la premiazione del giusto comportamento attraverso la concessione del diritto di accesso alla ciotola e della soddisfazione del consumo del pasto.

 

Il nostro accompagnamento di lode e gestione del rapporto vocale attraverso l’incoraggiamento e il  controllo del comportamento esibito dal cucciolo è di fondamentale importanza sia per il successo delle associazioni sia come qualità della gratificazione che accompagna la giusta lode verbale al successo reale ottenuto dal cucciolo nella collaborazione con noi.

Quindi parlare al cucciolo è una buona cosa ma deve essere gestita con intelligenza, essere vera e attinente e non apparire una forma di mera convenevolezza senza valore emotivo vero e deve esprimere una sentita valenza e considerazione sociale.

 

Ma questo gioco della “consegna del pasto” ha altre, implicite, complicità:

 

Questo gioco può mettere alla prova ed, allo stesso tempo, esercitare la resistenza psichica del cucciolo,  attraverso il logoramento del comportamento di attesa rendendo questa capacità di contenersi, in una attenzione attiva ma controllata allo stesso tempo.

Questo gioco può, inizialmente, servire per fissare un comportamento di sottomissione come l’esibizione di una “piazzata” con un’associazione positiva per eccellenza, ovvero, la conquista del pasto.

Una strategia utilizzabile anche al di fuori da questo contesto contingente e utilizzabile in modo vantaggioso e proficuo anche in situazioni più complesse e varie, orientata ad altre finalità, e in molteplici ambienti anche diversi tra loro.

Una strategia che nel cane adulto può essere estesa a comportamenti, come la conquista della preda e ad altri giochi di società, come l’attesa prima di uscire, prima di salire in macchina, fuori dal negozio, il “resta” in generale e il fermarsi in attenzione verso di noi dopo un richiamo dalla posizione di libero o da un ordine impartito a distanza, fino a divenire un comportamento di richiesta qualora vi sia una situazione che il cane non sa risolvere da solo.

Nel chiedere al cucciolo di rimanere in attenzione su di noi e di esibire, lui stesso, una posizione di stazionamento in “piazzata” o al seduto, come si preferisce, gli si insegna, anche,  contemporaneamente e implicitamente, a non saltare addosso alle persone, iniziando dal proprietario, con cui intrattiene un particolare rapporto di fiducia e di confidenza.

Il comportamento di “saltare addosso” è un comportamento “maleducato” che nel suo sviluppo naturale trova una risposta immediata, nei fratellini prima, e poi con i conspecifici più adulti, di dissuasione dovuta ad un comportamento di risposta oppositivo, di solito esternato con una certa carica emotiva, e, se non ben interpretato, anche con una certa componente di aggressività, rivolto a stabilire il rispetto della distanza personale, tanto maggiore tanto più è grande il divario gerarchico.

Generalmente il proprietario, antropomorfizzando, non riesce ad interpretare correttamente il comportamento del cucciolo e crede che il “saltare addosso” sia una manifestazione innocente di affettuosità che però ben presto si accorge avere anche altri risvolti di carattere molto più sociale e di ruolo gerarchico che nulla hanno a che vedere con l’affettività.

Concedere troppa libertà a questo tipo di comportamento è assai svantaggioso, sia perché il cucciolo lo interpreta come la conquista di un diritto tipicamente da soggetto dominante, e sia perché questa  condizione di dominante, di cui si trova investito il cucciolo, in modo del tutto inappropriato, ben presto striderà con il contesto generale della sua vita da canide inserita nell’ambito della comunità umana e quando ormai è diventata una fastidiosa abitudine, ormai ben radicata, il proprietario, per un quieto vivere e per sciogliere il fraintendimento,  si troverà a dover cercare di contenere questo fenomeno di, appunto, maleducazione, con un cane ben agguerrito a conservare il suo Ruolo conquistato e con i relativi, secondo lui del tutto legittimi, diritti che ne conseguono.


 

Con la richiesta, al cucciolo, di contenere la sua esuberanza il proprietario raggiunge anche l’obiettivo di creare una distanza di rispetto che sarà molto utile per i successivi rapporti gerarchici e di buone maniere con il proprio cane.

 

Con questo gioco, della consegna del pasto, il proprietario acquista una speciale importanza come Genitore Autorevole e riconosciuto e/o anche come ammirato compagno di giochi, più grande ed esperto, con cui confrontarsi e trovare un equilibrio stabile.

 

Possiamo approfittare anche della consegna del “pasto” per abituare il cane al nostro contatto fisico anche durante un momento, in natura, molto delicato e ricco di significati biologici e sociali, il mangiare, e al significato innocente di tale nostra gestualità lontana dall’intenzione di rubargli la razione come potrebbe fare un fratellino goloso e prepotente, arrivando fino al punto di tenere la ciotola in mano durante tutto il pasto e far scorrere la nostra mano sulla sua schiena , coda e cosce nonchè attorno al collo e sulla testa, con un fare suadente e tranquillo che riveli sicurezza e fiducia in noi stessi e nel nostro rapporto con il cane.

L’”accarezzare” inutilmente  e continuamente, anche solo sovvrapensiero, nervosamente  con più o meno imbarazzo, e/o solo di consenso con intenzioni di conforto e tranquillizzante, non va bene, perché si rischia di sortire un effetto contrario a quello desiderato o immaginato attraverso l’autoimmedesimazione, potendo, invece, essere interpretato, dal cucciolo, come un comportamento d’acquietamento tipico di un inferiore nei confronti di un soggetto dominante e facendogli percepire un ruolo di superiore in grado che è meglio non gli appartenga se si vuole che il cucciolo manifesti segni di tolleranza piuttosto che di insofferenza e di aggressività.

Il cucciolo deve esser accarezzato con sicurezza ed energia, in modo analogo ad una sistemazione manuale del mantello o come potrebbe fare un sarto per valutare l’aplomb del futuro vestito sul suo cliente e/o come farebbe un giudice d’esposizione per capire, e sentire, fisicamente il tono muscolare, la solidità della struttura scheletrica e l’inserzione dei vari tendini.

Chiamiamola una carezza “tecnica” che, come una energica stretta di mano, deve lasciar trasparire la personalità di chi la esegue e la sua posizione sociale.

Anche la manutenzione del pelo, la pulizia delle orecchie il controllo, e, se necessario, eventuale taglio delle unghie, e il controllo della dentizione ( che, ricordatevi, ora è da latte e che andrà sostituita dai 4 mesi e mezzo ai 6 mesi e mezzo con la dentizione permanente, che, anche se è un avvenimento spontaneo, è meglio tenere d’occhio per la possibilità del perdurare troppo a lungo di una doppia dentizione con il conseguente rischio che i denti da latte devino, in modo non corretto, quelli permanenti in via di sviluppo definitivo) possono tutti essere momenti di interazione un po’ fastidiosi ma allo stesso tempo molto utili per conservare e sviluppare ancora di più la nostra posizione di Genitore-Leader e compagno di Riferimento Sociale, con accesso ad una relazione di intimità di primo grado legata alla tipica cura parentale ( vedi cure parentali e socialità), attraverso lo svolgimento di abituali comportamenti sociali di Routine Famigliare a cui il cucciolo in questo periodo sensibile si adatta particolarmente e se mantenute con una certa costanza ci permetterà di conservare questa abitudine anche come comportamento sociale complesso nel ambito delle relazioni sociali legate alle cure parentali fra adulti.

 

Buona parte di queste sfumature comportamentali, e di legami confidenziali, possono essere esercitate e fissate nella semplice azione quotidiana del dare da mangiare al cane.

Troppo spesso questa opportunità viene trascurata nella sua valenza “sociale” ed eseguita in maniera banale e inutile da un punto di vista educativo, anzi, a volte, addirittura può diventare la prima causa per un conflitto d’interessi nella gestione generale delle risorse che velocemente può diventare sempre più difficile da correggere.

 

La gratificazione alimentare, in quanto originata da una motivazione “primaria” di carattere biologico, può offrire una vasta gamma di possibilità per inventare momenti di forte interesse e di ricerca d’attenzione da parte del proprietario nei confronti del cucciolo potendo diventare una fortissima leva motivazionale per molti giochi e richieste, ma è opportuno anche conoscerne gli effetti collaterali e la forte valenza di condizionamento che esercita sulla giovane mente in formazione fino a poter diventare una forma oppressiva di “violenza psicologica” che può creare una vera e propria dipendenza, da cui è molto difficile, se non impossibile, liberarsi.

La leva alimentare dovrebbe essere usata il meno possibile e più che altro appartenere a quei momenti di intimità domestica, di complicità, di allegria e spensieratezza appartenenti a quei giochi innocenti tipicamente di carattere famigliare, ma non dovrebbe diventare la motivazione “principe” per ottenere dal cane comportamenti di sottomissione, perché con essa si depaupera tutta l’importanza sociale del gioco di ruolo e si mantiene il rapporto “genitore /figli” su un livello di mero opportunismo, senza mai arrivare a creare veramente quel rapporto”sociale” maturo, concreto e vissuto che dovrebbe legare il “Partner sociale umano” e il suo cane.

Il Partner umano dovrebbe essere un Riferimento Sociale non una risorsa alimentare “alternativa” e dovrebbe svolgere l’importante funzione di stabilizzare il Gruppo non di trasformarsi in un “Pusher” che distribuisce “dosi” ad un “essere vivente” senza più volontà propria, senza autostima e tantomeno con la capacità di avere valori sociali di riferimento se non quelli dell’opportunismo.

 

 Continua Capitolo 5_Come fare per i suoi bisognini? (Clicca qui)



 
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